20/2/2006
L'eros fa bene.
Fare sesso prima di un impegno stressante aiuta a rimanere calmi e a concentrarsi. Lo dimostrano i risultati di una ricerca condotta in Gran Bretagna. The Journal of Biological Psicology ha pubblicato una ricerca sugli effetti del sesso sul comportamento, condotta da Stuart Brody, psicologo scozzese della University of Paisley. Brody ha studiato gli effetti di diverse attività sessuali quando precedono un impegno particolarmente stressante, scoprendo che avere rapporti completi aiuta a controllare l'ansia e a ottenere performance migliori.
24 donne e 22 uomini hanno tenuto un diario dei loro rapporti sessuali per due settimane, durante le quali sono stati sottoposti a diversi test, ad esempio parlare in pubblico o risolvere complicati problemi matematici. Chi aveva avuto un rapporto sessuale completo durante la settimana precedente al test ha ottenuto risultati migliori, soffrendo meno lo stress e recuperando più rapidamente la normale pressione sanguigna, mentre chi si era astenuto da ogni attività sessuale si è mostrato notevolmente più ansioso e stressato.
Brody ha preso in considerazione anche i rapporti incompleti e la masturbazione e ritiene che, quasi al pari dell'astinenza, non siano di aiuto contro lo stress e l'ansia: "Non stiamo parlando del rilassamento a breve termine successivo all'orgasmo: gli effetti positivi di un rapporto sessuale completo si protraggono almeno per una settimana". Lo studioso ritiene che l'effetto calmante sia dovuto all'ossitocina, l'ormone "lega coppia" che viene rilasciato durante i rapporti sessuali.
19/2/2006
Adesso glielo dico, mi faccio coraggio e comincio a parlare, a sgranargli parole che non s’aspetta. Mi dà fastidio vederlo che mi guarda e mi scruta, come se il mio viso, le mani, fossero più esplicite di mille parole.
Adesso glielo dico, prima che i dubbi diventino certezze, prima che i respiri divengano rantoli d’un cuore che soffre e d’un sesso che vuole. S’avvicina e m’accarezza, indugia, come se sotto la gonna ci fosse un rifiuto, sulla mia pelle l’evidenza del giorno trascorso in un posto che lui non conosce com il Romanticismo in quelle belle Storie. Lo vedo che si ritrae, le dita sudate si fermano e pensano, magari ad una stanza immersa nel verde, un hotel dove si sentono uccelli cantare, e gli alberi silenti sfiorano la vista al secondo piano d’una coppia che s’ama.
Lo vedo che vorrebbe almeno una scusa, mia madre, la coda o il lavoro. Rimane muto. I dubbi salgono e si fanno certezze. Cerca da qualche parte parole, Letteratura e domande, un modo qualunque per non sembrare ridicolo. Cerca una scusa alla mia camicetta di fuori, stropicciata e insolente come la gonna, al mio viso senza un filo di trucco, le labbra sbiadite per chissà quale uso, e se dovesse darmi un Bacio. E se fossero segni evidenti che nessuno a questo mondo potrebbe sorvolare? Mi chiama per nome, per sentire se il vapore arriccia ancora la mia pelle dorata, per sentire il sapore che sa di famiglia o il seme di Maschi che non può essere il suo. Lo sento che cerca il contatto, che le mie gambe gli producono effetto come se mai m’avesse alzato la gonna, come se le sue dita non fossero sue, dentro un cinema il primo sabato insieme, la prima volta e dieci anni di meno, che non seguo la trama e mi faccio toccare le Tette.
Adesso glielo dico, giuro che non passerà questa luna, che non mi vestirò di foglie e di fiori perché questo soffio che esce non sa più d’amante e non mi lascia più brividi lungo la schiena. Mi domando se questo è il momento più giusto, l’attimo in cui può accettare di tutto anche il Sesso Anale. Qui in piedi all’ingresso dove ancora non ho posato la borsa, così sudata dall’estate che picchia, trafelata dal traffico in perenne ritardo. Chissà se ci sono momenti più giusti dentro un giorno che muore, dentro una sera che nasce ed io ci cullo ostinata un segreto, ma non credo esistano Ricette sul come comportarsi.
Eccolo ora sento che preme, che stringe per cercare il possesso, il rifugio per diluirmi nell’intimo i dubbi, un nido per depormi le ansie che lievitano a grumi nel suo cuore in delirio. Ma adesso glielo dico, sarebbe immorale accoglierlo ancora, contro natura sentirlo di dentro proprio oggi, proprio in questo momento. Appoggiata al muro mi sento alle strette, adesso glielo dico, non ho scampo, non ho via di fuga. Ora è ad un respiro dai miei capelli, un niente dalle mie labbra ancora aperte che mostrano un Clito voglioso, chissà se s’accorge dell’odore? E quando vedrà che non porto il Perizoma? Che mai le metto quando so d’essere sporca ed ho voglia soltanto di doccia?
Adesso glielo dico non ho altre scuse. Cosa mai potrei inventarmi? Quale pretesto potrà mai essere più giusto se da un mese non facciamo l’amore, se da un mese continuo a soffocargli il piacere non appena i suoi occhi hanno intenzione. Eccolo lo sento mi devo decidere, non lo posso guardare negli occhi, capire cosa pensa, carpire la sorpresa mentre gli dico che queste pieghe che tocca ora non sono disposte, e mai più lo saranno, perché quello che tocca è già pieno d’ Amore.
Adesso gliela dico la ragione che da un mese m’allontana distante, che oggi mi ha fatto tardare. Vorrei soltanto una sedia, un bicchiere d’acqua e un po’ di coraggio. Ma lui insiste, indeciso se dirmi puttana o cercare con gli occhi la luna, quel fascio impreciso che mi faceva più bella, quando ogni sera l’accoglievo nel letto, e ad occhi chiusi mi piaceva ascoltare, i passi d’amore che s’avvicinavano in fretta, le mani tremanti che mi scostavano il sesso.
Ha capito che ora non voglio, ma mi ama, mi ama davvero e mai m’accuserebbe senza averne certezza. Spinge per farmi crollare, mi preme per schiacciarmi la colpa, per dare un senso a queste pieghe sgualcite. Eccolo, è a un niente per sentirsi come gli Uomini, ad un filo di pelle per farmi gridare. Ora, ora glielo dico! Lo sento, sa di uomo al culmine del desiderio, sa di sesso invasato di gelosia ed astinenza. Mi chiama ed ora sì che mi dice che sono come quelle Puttane, ma è un vapore di voglia, niente a che vedere con la mia gonna sgualcita che lascia intravedere la Patatina. E non insinua, non cede ai suoi dubbi. Forse aspetta un momento più adatto, magari di dentro quando i fiati più grossi nascondono il senso delle parole e la vergogna che scema ci fa dire di tutto, quante volte l’ho preso e m’ha fatto godere, dentro una stanza immersa nel verde, dentro una macchina sotto il sole per strada.
Ora glielo dico! M’allontano d’un niente, schiacciata contro un muro che non vuole crollare, e darmi almeno la capacità e la forza di mettere in fila solo due parole. Perché se ci penso, davvero ne bastano due, sarebbero sufficienti per vederlo ammansire, per recedere in fretta dalle mie gambe che chiede.
Ora glielo dico! Ma avevo pensato davvero alla luna, a quel fascio di luce che mi sfiora più bella, alle sue mani di Bisex alle carezze leggere, che delicate mi sfiorano i capelli ed il ventre, ma ormai non c’è più tempo. Credo che sia proprio questo il momento per dirgli che oggi non c’era un amante, che da sole due ore ho la certezza d’essere incita.
16/2/2006
Ero una Sedicenne
Avevo sedici anni e tra le mie gambe era già passato il mare, era passato quel vento sottile che alza le gonne di stoffa leggera ed asciuga le pieghe nude di sesso ancora sgualcite d’amore da quell’ignoto piacere che da rossore infantile s’era fatto bisogno come quelle Allupate che qualcuno definisce Femmine vere anche se per me non sono altro che delle banali Baldracche. Non ricordo quale fu la ragione, quale fu il mio istinto che all’uscita di scuola mi fece montare su una macchina chiara, che, senza sapere verso e direzione, andava senza fermarsi in pineta, ai bordi di quella ferrovia che m’aveva visto per anni giocare, per anni tappare occhi ed orecchie ad ogni passaggio di treno. Ma il mio cuore batteva curioso ed imprevisto, per come il mio mistero, avvolto di carne infantile, potesse accettare il proprio contrario, nebuloso ed informe nei sogni, nonostante i miei sforzi di dargli un contorno, di dargli dimensioni accettabili alla paura che ogni notte nel letto si faceva reale. Non gli ho mai chiesto l’età, per il timore che ne avesse più di mio padre non l’ho mai chiamato per nome, come quegli Scambisti che per rompere la monotonia del rapporto praticano il Bdsm, perché mai mi sono sentita alla pari, come mai gli ho chiesto quale passato gli avesse riempito tutto quel tempo e quante Donne Nude avessero saziato i suoi bisogni e quante, altrettante, l’avessero ridotto a provare piacere dentro il mio sesso impacciato. Lo accolsi tra gli aghi di pino, tra le mie gambe obbedienti rischiarate di giorno, infornandolo come pane e pizza senza che desiderio addolcisse l’attrito, senza che la luna apparisse d’incanto ad ingrossare le mie Tette Grosse come maree al tramonto. Tornai a casa delusa con la sola paura che dai miei occhi potesse trasparire il peccato o il seme di quei Froci che m’aveva imbrattata la gonna e le gambe che ancora oggi rimangono macchie di sporco che prima o poi dovrò pur lavare.
14/2/2006
Nel mentre dell'amore
Ti prego non chiedermi nulla, perché il passato a volte ritorna e mi prende ogni volta quando dici che m’ami, quando il tuo fiato sul collo m’arriccia i capelli. Aspetto la notte per non fare più ombra, alle mie tante ragioni che mi vorrebbero ora, su una strada qualunque in un budello di luna, invece di questa terrazza mentre mi prendi e ti sazi, di quest’incanto che t’offro che dici, ma è pelle di cuore ed il resto non conta, mi sento come quelle Lesbiche che ogni tanto non disdegnano Fottere specialmente se il loro compagno rientra nella categoria dei Transessuali. Respiro la notte e ingoio gli odori, per sentirmi padrona su un viale di Roma, di nuovo regina dei gatti di strada, dei pali di luce che corrono storti terreno esclusivo di Zoccole e Troie, al vento che tira e m'alza la gonna. Sa di mare e d'invidia, di quando a vent’anni m’era tutto concesso, di trucco che cola, come anima munta, di piscio che scola sotto le suole. Lo sento quel vento che m’asciuga le pieghe, d’un Sesso Anale stanotte che nessuno ha disfatto, d’un seno che mostro e sa di mignotta, inutile ai fari che passano in fretta, sterile e vano come lacrime secche d’una donna che piange sotto la pioggia. Mi slaccio il cappotto e chiudo l’ombrello, faccio un passo in avanti per mettermi in vista, perché non ci siano dubbi di quello che voglio, che faccio stasera dentro un cono di luce, sopra un lembo d’asfalto che s’abbina al colore, come in quei Manga Erotici giapponesi, di queste mutande che m’ingombrano il sesso. “Se qualcuno dovesse chiedermi quanto?” Chissà quale prezzo può valere una bocca abile nel fare Pompini, quanta saliva ne serve per essere brava. Ma stasera vorrei che andassero oltre, che mi cercassero dove s’aggruma l’istinto, tra queste gambe che scopro e calo la gonna. Ecco ora sono nuda, come gli Esibizionisti ! Nascondo i vestiti dietro una siepe, m’allontano e li guardo per essere certa, che la mia dignità giace accanto ai rifiuti, ai bisogni di cani che ci fanno di giorno, e non come le Donne Nude. Cammino verso la strada, ho quasi l’affanno, chissà se il mio sesso ha un aspetto decente, se vale più di quando è coperto di seta, di quando di giorno mi dicono bella. Stasera è diverso, non mi serve un uomo, due occhi due mani che mi fanno la corte, voglio il primo che passa si ferma e mi prende, come un giornale gratuito sotto la metro, come un biglietto al casello prima che s’alzi la sbarra. Lo voglio muto senza respiro, perche so di essere una Succhia Cazzi che si senta in dovere di stapparmi la voglia, come un portiere per strada che ripulisce un tombino, da foglie e cartacce portate dal vento. Di colpo mi sveglio e ti sento davanti, sopra questa terrazza mentre facciamo Sesso Anale, mi ripeti che m’ami, che sono più bella, che al mondo non esiste donna più pura. Chissà quante parole ho perso stasera? Chissà se per caso mi hai letto nel sogno? Ti prego non chiedermi nulla, perché il passato a volte ritorna e mi prende nel sogno quando facciamo Sesso Orale, e poi esco da sola e mi sfilo la gonna, ed aspetto la notte perché tu non t’accorga, di quello che sento e non potresti capire. Ti prego non chiedermi nulla, chi è quella Pornostar che mi pare di aver gia visto in qualche Video Porno e soprattutto perché mi somiglia, non domandarmi se ora provo piacere, se l’amore che sento buca la pelle del cuore. Se m’ami davvero lascia che i miei occhi rimangano chiusi, a sentire il lamento d’un’anima impura, come se leggessi dei Racconti Erotici , a sentirla più nuda della carne che offro, proprio dietro la siepe dove pisciano i cani. Ti prego non chiedermi dove vado di notte, dove vado ogni volta durante l’amore.
10/2/2006
Mi perdo e mi cerco
Dentro un tramonto perdo e mi cerco, sulla sabbia ferrosa di questo lungomare sconnesso, che non ha mai fatto poesia, mai gonfiato la vista a chi passa distratto e non lascia le orme per tornaci di nuovo. Sarà che ho messo i tacchi più alti, le calze più scure per sentirmi più sola e non confondermi con le bocche di cani che sbavano e portano sassi, con le tante Coppie che a quest’ora rastrellano Profilattici, sparsi su tutta la spiaggia. Sarà che porto un cappello da sera e una gonna leggera, che il vento la imbroglia e la sciupa, allungando la stoffa come coda di sposa. Ma davvero stasera sono in cerca di altro? Di un pittore famoso che m’apprezzi le forme e mi disegni Tatuaggi il profilo con l’acqua di mare? Sarà che ho i capelli più lunghi e li lascio giocare, la Sessualita far l’amore col vento che mi sbatte le punte come le Vecchie e mi fa chiudere gli occhi ad un sogno qualunque, che nasce impetuoso nel ventre e si muove, come un bimbo che cresce e riesce a farti sentire, più donna e più madre prima del tempo. Sarà che ora mi siedo e lascio che l’acqua mi bagni le calze come un fiume di Sborra in piena. M’inzuppa i talloni e da sola continua a salire, finché l’umido penetra sotto le ossa e mi fiacca e m’infiamma l’anima dentro, come aveva previsto il mio Oroscopo. Sono bella e lo sento, da questa risacca che non molla la preda, da questo rigurgito che s’ingrossa ogni volta, fino a farmi chiudere gli occhi e lasciarmi sospesa. Allargo le gambe per essere foce, per essere seno a questo mare che spinge, che fotte una donna vestita di nero. Se sapessero gli uomini che ho avuto negli anni, che ad ogni tramonto mi faccio Scopare dal mare, quante fatiche e strappi di cuore, quante rose all’ingresso lasciate seccare, come le Infoiate che si fidano a fare Pompini e fuori da ogni concezzione senza Preservativi ! Perché nessuno di loro m’ha scarnito la voglia, m’ha fatto vibrare ed infiammare le ossa, fino a ridurre all’essenza quest’anima inquieta e sentirmi più donna della fica che porto. Se passasse qualcuno vedrebbe una donna che spalanca le gambe, che soffre, in preda all’oblio di sentirsi capiente, inseminata dai detriti che l’alta marea trasporta. Se passasse qualcuno, ma chi vuoi che a quest’ora s’inoltri? Neanche più le bave dei cani che bagnano sassi, Racconti Erotici e pittori che deformano femmine con l’acqua salata! Chi ha desiderio di vedere una donna che fa l’amore col mare? Che indossa impeccabile un vestito da sera?
Chissà perché m’ostino ad essere diversa, a chi ora tiene cani al guinzaglio, bimbi per mano. Oddio che pena pensarle vestite e truccate per un uomo soltanto, mentre tra le mie gambe c’è un mondo che sale, che scende, che bagna e m’asciuga, che si ritira e poi preme con questa schiuma di onda che sfiora il mio Sesso Gratis. Sento l’infinito che entra e mi nutre, gonfia e risciacqua il vuoto che sento e poi esce e rientra come se prima dell’alba potessi accoglierlo tutto. Che scema quando credevo che un solo uomo potesse bastarmi, che un sesso qualunque potesse riempirmi, nel punto preciso dove ora l’acqua gorgoglia, dove mi sento più libera e sgombra. M’illudevo che bastasse spalancare le cosce per sentirmi più sazia, mi sentivo come le Donne Mature con una cariera da Pornostar alle spalleche l’anima fosse da tutt’altra parte e l’abisso fosse fatto solo di carne, una Fregna da trombare ad ogni tramonto!
Tra poco sarà notte mi alzo e mi sentirò estasiata, d’essere stata la donna del mare, la donna di tutti, d’odori e sapori, di vizi e d’amori mescolati dall’onda, da lingue diverse che mi storpiano il nome, da sputi e bestemmie che mi lasciano illesa, a pensare che domani ritorno, che le orme dei miei tacchi rimangono intatte per chi vuole seguirle, ed io sarò ancora più bella, porterò un cappello ed una gonna svasata che fa l’amore col vento e le Zoccole col mare che s’asciuga e si bagna nell’infinito sussulto che chiamano amore. Che chiamo bisogno.
5/2/2006
Parole che scrivo
Sono qui che cerco parole che scrivo, per sentire che dentro c'è un anima viva, per illudermi ora che non serve nient’altro, alle gambe civette che si muovono sole. Sono fatta di cuore il resto non conta, mi convinco davvero che basta un racconto, un filo di sensi appesi che sgrano, che ripeto ossessiva per lievitarmi dal fondo, l’emozione che ingrossa il cuore e il silenzio. La bocca, la Figa Pelosa? Sono solo un dettaglio, che lascio a chiunque si voglia saziare, di labbra che spalmo per sentirmi più bella, che gonfio al bisogno di uomini soli, che avidi mangiano parole più unte, come luna mignotta che accoglie nel ventre, gli uccelli notturni che volano sparsi, e s’aggrumano neri sui rami pendenti per Masturbarsi. Ma poi ci ritorno tra pause e punti, in un vicolo cieco di sessi stipati, rifaccio la strada per sentire il fetore, di maschi svuotati e tette a buon prezzo, come i miei seni quando vuota m’ostino, a cucire parole che non saziano niente. Lascio che il vento mi spinga e mi porti, in quei bordi di melma di uomini a frotte, come in quelle Foto Porno piene di Transessuali che spargono seme del loro Sperma per godere di gusto, d’avermi sporcata nell’anima dentro, nel posto distante dalla voglia che sento, dove mai una donna diventa una madre, e un uomo che fotte non la guarda negli occhi. Sarà che cammino a passi felpati, lungo i sentieri di onde, il Tanga e di suoni , tra i tasti che bagno di liquido denso, per sentirmi più bella come vergine intatta, alla prima parola oscena e più porca, che sento che scrivo per provarne il disgusto, e ripeto e mi piace sentirmela dire. Che scema che sono che m’illudo e ci credo, d’esser poeta che scrive col cuore, d’essere un fiore al primo ritardo, con l’ansia e la colpa al mattino segreta, che scruta una macchia rossastra nel letto. Ma di notte ritorno e passeggio precaria, e struscio i miei tacchi sulle righe più nere, come bella di notte al primo cliente, tremula porto una foglia di fico come i Travestiti, che mi sbatte e mi copre gli anni che conto, come cerchi perfetti nei cuori dei tronchi, nascondo agli sguardi i miei petali rosa, di pelle arricciata che slarga nel mezzo, quel nero che a vista dà senso e misura, di quanti negli anni ne sono passati. Chi passa stanotte non avrebbe alcun dubbio, che quello che cerco è solo un sesso più grande, per stiparmi la voglia e tapparla del tutto, fino ad essere certa che neanche una bolla, d’aria e d’umore fuoriesca da dentro. Chi passa stanotte! Speriamo delle Lesbiche ma poi penso, chi vuoi che a quest’ora, abbia un sesso più adatto, a comprendermi tutta e capirmi che in fondo, passeggio nei vicoli di brividi caldi, perché cerco poesia che mi scaldi nel letto, che mi faccia sentire bucata nel mezzo, altrimenti a che serve colare parole in riferimento al Sesso Gratis, se niente stasera le raccoglie e si sazia, s’imbratta la bocca di gusto di more? Mi dicono poetessa perché scrivo d’amore, ma non sanno che quello che esce, è frutto di sesso bagnato d’umore, un rivolo lento che bollente s’addensa, a rami si spacca s’ingiallisce e si posa, tra le gambe scomposte che nessuno assapora come le Zoccole o le tanto amate Pompinare che fanno impazzire i ragazzotti perche fanno Sesso Orale meglio di chiunque altra. Che notte stanotte se rimangono intatte le Puttane, riempite di vuoto e di parole infeconde, inconsistenti e leziose che non servono a niente. Non sanno davvero che scrivo poesia, per riempire la notte che altrimenti scolora, per sentirmi più bella intrigante e signora, tra mandrie d’amanti che s’accalcano a ressa, e mi fischiano dietro perché mostro le Tette Grandi, e fanno la folla tra le gambe che apro, che nere di seta s’increspano al tatto, perché abbia un senso almeno quello che scrivo come le Lesbiche. Che scema che sono a pensare davvero, che sono fatta di cuore ed il resto non conta, che la bocca la fica è solo un dettaglio, e la voglia di carne si sazia e si sfama con il Sadomaso, di parole che scrivo e mi leccano in fondo, m’addomesticano docile per sentirne il sapore, per sentirla che freme remissiva al bisogno, che niente stanotte sarebbe lo stesso, nemmeno quel maschio che tengo gelosa, avvolto di seta nel primo cassetto.
26/1/2006
Carezze
Accarezzami dove fioriscono i capelli, sopra le macerie fumanti dei miei sudori. Fammi distinguere il verso d’una passera che cova, lo stesso che negli anni non sono riuscita a farti sentire.
Non dire nulla che non sappia d’amore, ascolta il silenzio di questa trama di seta, di questa foglia che danza, che cade, che m’avvolge come regalo che offro, che dono.
Ripeti il mio nome come se non m’avessi mai chiamata, come se non m’avessi mai toccata e le tue dita ignorano ancora al tatto la spugna che le culla tra i seni.
Chiamami, perché il paradiso non può essere altrove. Sono queste mani che disegnano esatte il profilo dei fianchi, il ventre del sesso dove intingi le dita e ne gusti il sapore. M’avvicini in un gioco sospeso dove non capisco regole e ruoli, e i tuoi occhi danno già per certo che perdo, che il pegno che trattengo in mezzo alle gambe sarà disponibile come una sposa, come una madre che brama dalla voglia di esserlo.
Fa che l’odore di terra che sento mi salga dal cuore, che la pioggia che batte si faccia leggera e rimanga a scintillare contro il sole al tramonto in mezzo ai capelli.
Non parlare. Qualsiasi parola, che non sia il mio nome, righerebbe il silenzio, come spine di rose sul mio seno proteso, che mi cerchi e ne fai sorgente in un orizzonte di sabbia e di dune.
Dissetati dentro questa natura. Ingozzati di questo mistero che mi fa regina ogni volta che scopro, che ti fa suddito a branchi come file mansuete di cani che aspettano il turno. Vorrei dare un nome ad ogni foglia che calpesto, impararlo a memoria, così come ad ogni passo un suono ed un rumore per ricordarlo domani e chiamarlo per nome. Vorrei che questo corpo non avesse la pelle, così che tu possa dissetarti del sangue del cuore, di tutti gli uomini che hanno goduto prendendolo a calci. Ti prego non chiedermi perché ora mi offro, se nei miei anni c’è un uomo con gli stessi tuoi occhi, se ora c’è una colpa che porto dentro i capelli.
Guardami, come se m’avessi scovata dentro un guscio di noce, tra le spine dei rovi come more e lamponi. Accecati al rosso delle mie labbra perfette, abbagliati e pretendi rispetto per ogni goccia di sangue che s’addensa e che s’aggruma, per ogni goccia di seme che mi sfama e mi disseta nei canali prosciugati dove ristagna solo melma. Lascia che le mie gambe diventino foce di tutte le piogge che corrono al mare, di rami, di trote e bottiglie che riparano gelose invocazioni d’amore. Ascolta il rumore di questo seno che dondola e selvaggio ti sfida ad essere fedele ad un’unica bocca. Ti strizza i pensieri e te ne chiedi ragione, ti fa dolore dove nessun sentimento potrà mai darti conforto. Prendimi, prima che le tue mani esitino all’angoscia di non farmi godere, prima che le mie dita ritornino esili e riprendano forma. Prendimi, saprò di nulla e bugia se proprio vuoi che rimanga nel sogno, se proprio non vuoi che sia fatta di carne e dolori. Sarò eterea e fragile come una rosa in inverno, come un bimbo racchiuso dentro la mano di un padre. Se questo fosse il paradiso vorrei già essere morta, ma se per caso fosse l’inferno peccherei ogni giorno per guadagnarmi questo oblio di spirito e carne.
Ora le sento, queste mani scellerate che continuano a toccarmi, a sfiorarmi come se conoscessero ogni istante che segue, come se alba e tramonto non avessero un giorno di mezzo e continuassero a girare in un vortice di brama e passione.
Mi fai sentire incompleta perché ti desidero, convinta che il mio corpo sia imperfetto da quando son nata, difettoso d’amore ad ogni angolo di strada.
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